La sede della Bartolomeo & C. si trova nei pressi della stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove i volontari offrono quotidianamente la loro presenza e il loro ascolto nel tentativo di rispondere ai bisogni più urgenti di un'utenza variegata. Le problematiche che emergono sono molteplici: tossicodipendenza, disagio psichico, alcolismo, AIDS, prostituzione, problemi legati all’esperienza del carcere. L'immagine del vecchio clochard che trascina i suoi poveri averi nei sacchetti di plastica popola ancora il nostro immaginario, ma in realtà rappresenta ormai una piccola percentuale delle persone che bussano alla nostra porta.

Oltre al cosiddetto “zoccolo duro” di una cronicità legata alla dipendenza da sostanze e al grave disagio psichico, sempre più spesso incontriamo un'emarginazione legata alla disoccupazione e al precariato, alla fatica per arrivare alle fine del mese, all'impoverimento culturale e relazionale. In molti casi sono il divorzio, la malattia, la morte di una persona cara che travolgono una famiglia non più in grado di contenere la fragilità e innescano una spirale involuta che conduce alla perdita del lavoro e della casa, fino ad arrivare sulla strada.

Gli interventi di assistenza, accompagnamento e socializzazione realizzati dalla Bartolomeo & C. per far fronte a un disagio così profondo sono diversi: distribuzione dei pacchi viveri, vestiario e materiale necessario all'igiene personale; segretariato sociale; assistenza nelle pratiche per il rilascio dei documenti e la presa in carico da parte dei Servizi Sociali; assistenza economica tramite piccoli sussidi; offerta di soluzioni residenziali (il dormitorio, la convivenza guidata, il pagamento di una pensione o l'ospitalità presso i piccoli alloggi dell’Associazione); assistenza domiciliare (per chi ha ottenuto una casa popolare); visite in ospedale presso i ricoveri per chi non ho più nessunosi cui fare affidamento; cene e gite sia collettive (Natale e Pasqua), sia con piccoli gruppi di persone. L’obiettivo è ridare dignità alla persona, affiancarla in un percorso di conoscenza reciproca che non si limiti all’assistenzialismo.

Eppure le richieste dei nostri amici rimangono pressanti. Come rispondere alla rabbia di chi si trova in un vicolo cieco e ripiega su espedienti ai limiti della legalità per tirare avanti giorno dopo giorno? Come rispondere alla rassegnazione di chi, superata la vergogna del dover chiedere, si scontra quotidianamente con la mancanza di risorse dei servizi sociali? Cosa fare quando c'è sempre meno motivo di avere un aspetto curato, quando si rinuncia ad essere una persona “normale” perché la sfiducia prene il sopravvento, perché siamo diventati quello che non avremmo mai immaginati, perché abbiamo toccato il fondo?

La crisi non lascia spazio a risposte facili, ma quanto meno ci pone di fronte a un bivio: trincerarsi nello spazio chiuso della nostra vita difendendone sempre più faticosamente i confini o esporsi al rischio della relazione con l’altro. La nostra fondatrice Lia Varesio la sua scelta l'ha fatta e ha lasciato nelle nostre mani una preziosa eredità fatta di fatiche condivise, spazi di contenimento e significazione della sofferenza, vite che hanno trovato un possibile equilibrio, relazioni fondate sulla diffidenza e sull’opportunismo tramutate in fiducia e gratitudine.

Sta a noi portare avanti questo ambizioso progetto!