Sabato 30 maggio nella sede di Via Camerana abbiamo premiato le poesie vincitrici della terza edizione del nostro concorso letterario.
Grazie a chi ha partecipato e complimenti a tutti i partecipanti per le loro riflessioni cariche di empatia e sensibilità!
Poesie vincitrici Premio letterario Lia Varesio 2026
Libertà
di Greta Lu – Liceo Scientifico Galileo Ferraris

Decimo anno,
la libertà di organizzare
il prossimo compleanno
al mare.
Ventesimo anno,
la libertà di pretendere
il disinganno
di vivere.
Trentesimo anno,
la libertà di patire
l’affanno
di agire.
Trascorre il tempo,
ma il desiderio della libertà
non è un passatempo
della pubertà.
Dentro il cuore,
ardisce
la sete di libertà.
Aspirazione che non muore,
anzi aggredisce
la sete di libertà.
Non ti vuoi libero
di Ludovico Scarampi – Liceo Scientifico Istituto Sociale

La reclusione ci opprime
spazio che non diventa respiro.
le fredde sbarre ci irrigidiscono,
l’apatia le tiene salde,
le rende casa.
solo piume cadono,
mai il nostro slancio
supera i confini.
eppure qualcosa insiste:
un tremore,
un sogno
stufo di non esistere pienamente,
senza mai sfiorare il vero.
spasmi e percosse,
tutto per assaporare
il midollo di qualcosa di intero;
ma era finto
forse costruito
per proteggerci dall’immenso
buio che acceca.
un varco si apre
senza rumore
al di là della gabbia
nessuno attende,
nessuno accompagna.
un passo
tutto crolla
l’aria pesa, travolge,
le molecole si fanno dense,
riconoscibili e intense.
raggiungono i polmoni
come verità non richieste.
scomode,
vere.
ti fai largo.
avanzi
ma il corpo esita
cerca limiti,
cerca pareti.
ti aggrappi alle inferriate:
prima bruciano
poi scaldano.
restano nelle mani
come memoria.
d’improvviso ti chiedi
se la libertà
sia uscire
o imparare
a non voltarsi indietro.
niente più ti trattiene,
il silenzio opprime.
Libertà senza indirizzo
di Martina Viglierco – Liceo Scientifico Galileo Ferraris
Non ho una casa per la libertà
che mi avete chiesto di raccontare.
La mia libertà non ha ali bianche nei libri,
non vola sopra le parole dei discorsi importanti.
La vedo la mattina,
quando esco di corsa con lo zaino che pesa
e passo davanti alla stazione.
C’è un uomo che dorme su un cartone bagnato.
Ha le scarpe aperte come bocche stanche.
La libertà, per lui,
non è scegliere dove andare,
ma scegliere se resistere ancora un giorno.
Io studio.
Mi insegnano che la libertà è una parola grande,
che nasce nelle rivoluzioni, nelle leggi, nei diritti.
Ma poi lo vedo lui
che raccoglie una lattina schiacciata
come se fosse una cosa utile,
e capisco che qui la libertà è più piccola
e pesa di più.
È un caffè caldo preso senza vergogna.
È qualcuno che ti guarda negli occhi
senza attraversarti come fossi aria.
È una coperta che non sa di muffa.
È non essere invisibili quando passi.
Oggi ho comprato due panini.
Uno per me non l’ho finito.
L’altro l’ho dato a una donna
che mi ha detto “grazie”
come se fosse una parola dimenticata da anni.
Le sue mani tremavano
non dal freddo soltanto,
ma da qualcosa che somiglia alla paura
di ricevere ancora.
Se questa è la libertà,
non sta nei muri che si abbattono,
ma in quelli che smettiamo di costruire tra noi.
E io, che non so ancora cambiare il mondo,
ho capito una cosa piccola e pesante:
la libertà, a volte,
inizia
quando qualcuno smette di passarti accanto
come se non esistessi.
Coca-Cola et Fast Fashion
di Vittoria Palmisano – Liceo Scientifico P.Gobetti
Poter essere in corsa per campagne
con l’occhio che avvolge la terra circostante
senza fuggire
superando l’orizzonte
e con il battito, coordinato al movimento
il sangue scorre
accarezzando la velocità
ci si accorge in un momento
di essere intrappolati in una realtà
Qual è la tua idea di libertà?
Seduto in un treno
in un vagone stretto
corri libero davvero?
O sei schiavo dell’inerzia
della carrozza
di questo treno
in corsa
per le terre,
la campagna circostante
taglia per le tue finestre
per illuderti di avere
il mondo sotto il tuo potere
di saper accarezzare
con le dita ciò che vede
il tuo occhio prepotente
non indugia ad affermare
di esser libero
di andare
di scappare
di correre e conquistare
questa campagna assordante
da una carrozza opprimente
con le finestre sporche
ti offrono ciò che può bastare
ti persuadono ad affermare
sono libero davvero,
sto correndo per campagne
sto facendo le mie scelte
corro senza le influenze
e le opinioni della gente
non esiste convinzione,
teoria o ragione
che mi possa contrastare,
non ho bisogno di scappare
di fuggire o contrastare
La mia storia è in mano mia,
io conquisto le campagne,
le persone, la mia posizione
io non ho bisogno di altro
di combattere oltre
sono il padrone della mia sorte
e non mi spingerò altrove
Ronzio
di Matilde Ficco – Liceo Classico Valsalice
Un rocambolesco guazzabuglio d’istinti
S’amalgama al ricordo d’un uomo
Allorché il buio implode, al momento
Dell’involuzione.
Cosa ne sarà di me?
Cosa ne è stato
Finora
Di me?
–
Sono l’epicentro d’uno tsunami.
Scivolo nel baratro dell’imbecillità.
È da tempo che spero di cogliere sul fondo
L’ombra
Un afflato
Di libertà.


